panorami mozzafiato nelle Alpi Apuane fra grotte castelli cave parchi 2 zone protette

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Le Cave delle Alpi Apuane
Nel bacino marmifero di Carrara sono presenti 190 cave, un centinaio di esse attive.
Una curiosità è che fino al 1995 le cave di Carrara hanno costituito un’unicità nel regolamento minerario nazionale perchè la materia era ancora regolata dalle Leggi Estensi del 1751 per le quali i canoni di concessione erano quantificati non sulla ricchezza del sottosuolo ma sul reddito agrario della concessione, derivando perciò valori molto bassi rispetto al vero valore dell’area.Cave di Marmo di Carrara - Alpi Apuane Questa condizione ha permesso anche la pratica del settimo, un subaffitto della concessione a terzi del marmo prodotto. Solo dal 1995 il comune di Carrara ha prodotto che permette di calcolare il canone di concessione sul valore del marmo estratto e non permettendo ogni forma di subaffitto.
Quasi tutte le cave sono nel grande anfiteatro naturale che comprende il Monte Uccelliera, il Monte Borla, il Monte Sagro, la Cima di Gioia e il Monte Brugiana.
Il paesaggio è stato fortemente trasformato dalle escavazioni, dalle discariche di marmo che imbiancano le valli e dalle strade tagliano i ripidi versanti.
Le prime notizie sull’estrazione del marmo a Carrara sono del I sec. a.C. quando la zon era dominio dell’Impero Romano. In quel tempo il marmo era chiamato marmor Lunense perchè il centro di estrazione era nella zona di Luni, dal cui porto partivano verso Roma le navi cariche marmo.
Ricerche accurate hanno scoperto in varie zone la presenza di tagliate riferibili all’epoca romana, oltre al rinvenimento di utensili utilizzati per lo scavo, a iscrizioni ed epigrafi che confermano come l’attività estrattiva fosse già allora ben pianificata: il taglio era eseguito con mazzoli e scalpelli, sfruttando le fratture naturali della massa rocciosa ed introducendo nelle fessure delle formella a sagoma di V che venivano poi bagnate.
Sfruttamento di marmo di Carrara - Alpi Apuane Dopo i Romani per diversi secoli non si hanno notizie sulla escavazione del marmo e solo alla fine del XIII secolo, sotto il dominio di Federico I, si vede il risveglio delle attività estrattive nei bacini carraresi con tecniche in tutto simili a quelle dei romani. Da XVIII irruppe l’esplosivo ed in particolare la polvere nera, usata con una tecnica denominata “varata” che consisteva nello scavare a mano un lungo foro alle fine del quale si apriva con acido cloridrico una camera adeguata ad accogliere la quantità utile di polvere nera. Questa tecnica però distruggeva gran parte del marmo e produceva un notevole volume di materiale di scarto.
Una rivoluzione nel campo dell’escavazione fu l’invenzione del taglio di marmo con filo elicoidale. Questo sistema aveva il grande valore di realizzare tagli di grande dimensione direttamente sul monte. Ma rimaneva ancora irrisolto il problema del trasporto del marmo fino ai luoghi carico, fino a quando, fra il 1876 e il 1890, su costruita una ferrovia riservata al trasporto del marmo che univa i più importanti centri di stoccaggio dei blocchi con le segherie, il porto di Marina di Carrara e la rete ferroviaria nazionale. La “Ferrovia marmifera” fu attiva a lungo, ma la competizione con i moderni mezzi di trasporto la rese antieconomica e cessò definitivamente la sua attività nel 1964.
 
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